Linee guida per domanda

Linee guida alla presentazione della domanda di Patrocinio a spese dello Stato in sede civile D.P.R. 30/05/2002 n° 115 e successive modifiche

A cura di Giuliana Scorsoni

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La domanda si presenta in carta semplice presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine competente, sottoscritta dall’interessato.

Soggetti legittimati a proporre la domanda

  • Persone fisiche:
    • cittadini italiani (art. 74);
    • stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale (no clandestini) al momento del sorgere del rapporto, o del fatto oggetto del processo da instaurare (art. 90);
    • gli apolidi (art. 90);
  • Persone giuridiche:
    • enti o associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitino attività economica (art 119).
      (Il diritto è stato riconosciuto a tutte le persone giuridiche da una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE – seconda sezione - emessa in data 22/12/2010, in ottemperanza della Direttiva 2003/8/CE, recepita anche dallo Stato Italiano con il D. L.gs. 27 maggio 2005 n° 116.
      A tutt’oggi, però, L’Italia non ha ancora ritenuto di adeguare la propria normativa in materia di gratuito patrocinio a quella indicata dalla direttiva europea.
  • Procedure fallimentari
    Senza necessità di un provvedimento ammissivo né del Consiglio dell’Ordine, né del Giudice procedente

Limite di reddito €. 10.628,16 (D.M. 20/01/2009)

L’indicazione del reddito complessivo può essere effettuata in autocertificazione.

  • A tal proposito si ricordano le sanzioni previste in caso di false dichiarazioni:
    Art. 125: “Chiunque, al fine di ottenere o mantenere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, formula l'istanza corredata dalla dichiarazione sostitutiva di certificazione, attestante falsamente la sussistenza o il mantenimento delle condizioni di reddito previste, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 309,87 a € 1.549,37. La pena è aumentata se dal fatto consegue l'ottenimento o il mantenimento dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la condanna importa la revoca con efficacia retroattiva e il recupero a carico del responsabile delle somme corrisposte dallo Stato. Le stesse pene previste si applicano nei confronti di chiunque, al fine di mantenere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, omette l'obbligo di comunicazione di variazioni reddituali”.
  • Come si calcola il reddito Art. 76 I° e III° c.:
    A) Vanno ricompresi tutti i redditi sotto elencati (elenco indicativo non esaustivo):
    • Reddito IRPEF al netto degli oneri deducibili indicati nell’art. 10 Tuir (Risoluzione Agenzia delle Entrate del 15/01/2008 n° 15/E) Art. 76 I° c.;
    • Rendita per inabilità permanente;
    • Reddito derivante da assegno di mantenimento (separazione e divorzio), sia del coniuge, che dei figli;
    • Redditi da lavoro occasionale, anche non valutabili ai fini IRPEF;
    • Redditi di provenienza illecita (es. attività di meretricio);
    • Proventi di reato;
    • Redditi derivanti da locazioni abitative e commerciali;
    • Pensioni di anzianità;
    • Pensioni sociali;
    • Pensioni di guerra;
    • Rendita da proprietà immobiliari;
    • Reddito da lavoro sommerso (“lavoro a nero”)

Restano esclusi dal calcolo quanto percepito a titolo di indennità di accompagnamento a favore degli invalidi totali.

B) Soggetti conviventi del nucleo famigliare i cui redditi devono essere sommati con quelli del richiedente Art. 76 II° c. (si tiene conto del solo reddito personale dell’istante, quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo famigliare con lui conviventi)

  • Coniuge;
  • Figli;
    Coniuge e/o figli detenuti (Cass. Pen. Sez. VI 26/10/2005 del 06/01/2006 n° 109/2006; Cass. Sez. I n° 16160/2001). Per tale principio, il detenuto che presenta istanza di ammissione al Patrocinio deve indicare i redditi del proprio nucleo famigliare (del coniuge da cui non è legalmente separato, o divorziato e dei figli facenti ancora parte di un valido matrimonio)
  • Nonni;
  • Nipoti;
  • Zii;
  • Tutti i conviventi componenti la “famiglia anagrafica”, senza che sia determinante il vincolo di sangue (Cass. Sez. VI 31/10/1997 n° 4264; Cass. 08/02/2000 n° 806;
  • Convivente more uxorio (la giurisprudenza di legittimità è sul punto ormai concorde);
In sostanza, la determinazione del reddito è stata ancorata al criterio oggettivo della convivenza, es convivenza more uxorio (Cass. Sez. VI 12/11/2002 n° 37992; Cass. Sez. I. 08/02/2001 n° 16160) e del vincolo affettivo (es. detenuto).

Si consiglia di allegare alla domanda di Patrocinio, copia del certificato di stato famiglia (anche se la dichiarazione può essere effettuata in autocertificazione), copia CUD, o 730, o Isee.

Attenzione: Tenere presente, nel momento del calcolo dei redditi ex art. 76, al fine di evitare il reato di “false dichiarazioni”, che mentre il CUD indica il reddito imponibile, l’ISEE tiene conto anche delle detrazioni (ad es. quelle per invalidità), che per il calcolo del reddito per l’ammissione al Patrocinio, vanno invece dichiarate.

  • Il cittadino di Stati non appartenenti alla UE (c.d. extracomunitari), per i redditi prodotti all’Estero, deve allegare alla domanda, una certificazione dell’autorità consolare competente, che attesta la veridicità di quanto in essa indicato (Art. 79 II° c.)

E’ possibile presentare una dichiarazione sostitutiva di certificazione, salvo le eventuali richieste di integrazioni documentali che possono richiedere sia il Giudice, che il Consiglio dell’Ordine (art. 79 u.c.).

Art. 76 IV bis: Il reddito si ritiene a prescindere superiore al limite di legge, e quindi non ammissibile la domanda di chi ha riportato una condanna penale definitiva per i reati di cui agli artt. 416 bis c.p.; 291 quater t.u. D.P.R. 23/01/1973 n° 43; 73 limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’art. 80 e 74, comma 1 del t.u. di cui al D.P.R. 09/10/1990 n° 309, nonché per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal presetto art. 416 bis, ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.

Fondatezza della domanda Art 122 ( a pena di inammissibilità)

Il presente requisito è richiesto dalla normativa a pena di inammissibilità.

A tal fine vengono richieste dalla legge le enunciazioni in fatto ed in diritto utili a valutare la non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere, con la specifica indicazione delle prove di cui si intende chiedere l’ammissione.
Si consiglia a tal proposito la produzione di copia degli atti in possesso (citazione, ricorso, precetto, decreto ingiuntivo e di qualsiasi atto e/o provvedimento che si intende impugnare).

Si riportano due casi nei quali il presente Consiglio ha rigettato per infondatezza della domanda due richieste:

1)L’istante chiedeva l’ammissione per proporre opposizione ad uno sfratto per morosità, senza allegare né l’intimazione, né eventuali copie di pagamenti effettuati, né indicando motivazione alcuna sulla quale avrebbe basato l’opposizione.

2) Il richiedente chiedeva l’ammissione al beneficio del Patrocinio a spese dello Stato, per predisporre atto di precetto, per il mancato pagamento di spese mediche e scolastiche, così come stabilito in una sentenza di separazione, senza munirsi di titolo esecutivo tramite procedimento di cognizione ordinario (intendeva porre alla base del precetto, come titolo esecutivo, la sentenza di separazione).

Il documentare ed argomentare nel miglior modo possibile la domanda, è utile al fine di evitare eventuali provvedimenti di revoca da parte del magistrato che sarà investito della causa (vd. Corte Cost. 17/07/2009 n° 220).

L’art 136 2° c, infatti, prevede che: il magistrato può revocare l’ammissione al patrocinio, provvisoriamente disposta dal Consiglio dell’Ordine, se l’interessato ha agito o resistito in giudizio in mala fede o colpa grave” ed in tal caso, ai sensi del comma 3 dello stesso articolo, la revoca “ha efficacia retroattiva”, il tutto con conseguente ricaduta sul difensore per quanto riguarda le sue competenza, che non verranno liquidate.

Il presente principio corrisponde appieno all’obbligo gravante sull’avvocato, sancito dall’art. 6 del nostro Codice Deontologico, il quale dispone che: L’avvocato non deve proporre azioni o assumere iniziative in giudizio con mala fede o colpa grave”.

  • Da tenere presente che, nel caso in cui, la parte ammessa al patrocinio risulterà soccombente, potrà essere condannata al pagamento delle spese della controparte, seguendo il “principio della soccombenza”, a tariffa intera (Tribunale Terni – Sentenza n° 266/’07, Giudice Dott.ssa Laura Paesano - oggetto disconoscimento di paternità; Corte di Appello di Perugia – Sentenza n° 187/’11 del 07/02/’11, relatore Dott. Zanetti – oggetto separazione giudiziale con richiesta di addebito). In entrambi questi casi, il Giudice non ha disposto la revoca dell’ammissione al Patrocinio, liquidando, così, oltre le spese di lite in favore della controparte, anche quelle dovute all’avvocato difensore della parte ammessa al patrocinio risultata soccombente.
  • Infine, si segnala che parte della giurisprudenza ritiene, qualora la parte ammessa al beneficio rimanga soccombente, non possa utilizzare il beneficio per proporre l’impugnazione; mentre per altro orientamento, la soccombenza comporta solo la necessità di riproporre la domanda di Patrocinio per permettere la valutazione della fondatezza dell’appello.

Provvedimenti del Consiglio dell’Ordine

Valutata la fondatezza delle pretese da far valere, il C.O.A. emette entro 10 giorni i seguenti provvedimenti:

    • Accoglie la domanda
    • Dichiara non ammissibile la domanda
    • Rigetta la domanda

Se la domanda non viene accolta o viene dichiarata inammissibile per manifesta infondatezza art. 126 u.c.:
“L’interessato può riproporre la richiesta di ammissione al Giudice competente per il giudizio, che decide con decreto”.

Ove il processo non sia stato ancora instaurato, l’istanza deve essere proposta al Presidente della sezione competente, secondo le norme del codice di rito (Cass. Civ. 15/05/2009 n° 11364)

 

Schema Riepilogativo delle Allegazioni

Obbligatorie Autocertificazioni Consigliate
  • Copia documento d’identità istante
  • Copia codice fiscale istante
  • Copia codice fiscale dei componenti il nucleo famigliare
  • Copia atto di citazione, ricorso, atto da impugnare ecc..
  • Copia documentazione che si intende allegare all’atto per cui si chiede l’ammissione (per verificare la fondatezza della domanda)
  • Indicazione prove
  • Copia dell’omologa o della sentenza di separazione se si chiede l’ammissione per il divorzio
  • Reddito
  • Composizione nucleo famigliare
  • Redditi per gli extracomunitari (art. 79 2° c.)
  • Copia dichiarazione redditi (730, Cud, Isee provvedimenti di separazione e divorzio, pensioni di invalidità
  • Copia certificato stato di famiglia
  • Copia certificato di matrimonio per ammissione della domanda di separazione dei coniugi